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Un eroe di nome Salvo D’Acquisto

Il 23 settembre del 1943 la barbara fucilazione del carabiniere

di Antonio Tarallo

Eroi si nasce, o si diventa. Nell’immaginario comune l’eroe è un uomo coraggioso che sacrifica la propria vita per gli altri o per la patria: è lo “straordinario”, qualcosa di non comune (o meglio, qualcuno di non comune) che si erge a paladino della giustizia o della libertà. L’eroe, personaggio da romanzo; personaggio che vive nella letteratura di tutti i secoli: dal Don Chisciotte di Miguel de Cervantes al Superman dei giorni d’oggi, o comunque dell’altro ieri.

L’eroicità vive nel destino di alcune persone che scelgono di non avere paura della morte. Un tempo erano gli eroi mitologici, ora invece è gente comune. L’eroicità vive nel cuore di alcune persone; e quel cuore può nascondersi anche dietro una divisa, come quella vestita dal brigadiere napoletano Salvo D’Acquisto. “Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e io non ho paura!”, queste le ultime parole del carabiniere-eroe prima di essere fucilato dai nazisti il 23 settembre del 1943, settantanove anni fa.

Ma chi era, in realtà, questo ragazzo di soli ventitré anni che diede la sua vita in cambio della salvezza di ventidue civili? Le linee del suo ritratto sono sintetizzate nel foglio matricolare in cui si legge che “il 23 settembre 1943 venne fucilato dai tedeschi in località Torre di Palidoro”. Il foglio, poi continua con queste parole: “Sul luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, erano stati condotti dalle orde naziste 22 ostaggi civili del territorio della sua stazione, non esitava a dichiararsi unico responsabile d’un presunto attentato contro le forze armate tedesche”. “Morto da eroe, impassibile di fronte alla morte”, si legge - invece - in un altro documento che attinge a testimonianze locali raccolte la sera dell’esecuzione.

Ma ritorniamo, per un attimo, a quel fatidico giorno di settembre. Dopo essere stato promosso vice brigadiere, D’Acquisto esprime il desiderio di essere destinato a una stazione periferica, per essere ancora più vicino ai poveri: viene, così, assegnato alla Legione di Roma e destinato a Torrimpietra, sul litorale laziale, a 30 km a nord di Roma. Nel corso della mattina del 23 settembre 1943 avviene un rastrellamento - a seguito di un attentato contro le truppe tedesche - per le strade del paese; vengono poste in stato di arresto ventidue persone; fra queste, vi è Salvo D’Acquisto, unico rappresentante delle istituzioni italiane della zona, che viene condotto forzatamente presso la piazza principale di Palidoro per prender parte al sommario interrogatorio ai quali i tedeschi sottopongono tutti gli uomini rastrellati.

D’Acquisto continuerà a sostenere l’impossibilità di trovare il colpevole fino a quando non decide di dichiararsi autore dell’attentato: aveva segnato la sua condanna a morte. La vita di Salvo D’Acquisto, ossia la storia di un eroe. Ma, in fondo, eroe lo era già anche prima della barbara uccisione perché la sua era stata un’esistenza condotta sui passi del Vangelo, accanto ai bisognosi, attento alle persone che vivevano in stato di povertà, provati dal secondo conflitto mondiale. Nella sua biografia ciò che emerge con più forza è l’epopea - nel senso più classico del termine, si potrebbe evidenziare - di un uomo di fede, che trova il coraggio di assumere su di sé la responsabilità di altri.

Quale sia stato il suo ultimo pensiero prima dei colpi della fucilazione, non lo sapremo mai. Ci piace però pensare che - forse - in quel momento tragico, il suo pensiero potrebbe essere andato a quelle pagine del Vangelo in cui troviamo una frase, simbolo della vita per ogni cristiano: “Non c’è amore più grande che dare la vita per chi si ama”.


Antonio Tarallo

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