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Road to Rome, 700km in bici con ciclisti ipovedenti

Roberto Pacilio

Bernardo: un viaggio per sensibilizzare su disabilità

Un viaggio in bici di 700km da Treviso a Roma per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo i temi dell’inclusione sociale e della disabilità. È il terzo anno consecutivo che Bernardo Bernardini dell’associazione 4ALL parte in sella alla sua bici alla volta della città Santa. Quest’anno non sarà solo ma accompagnato da cinque ragazzi non vedenti con le loro guide sui tandem. Un percorso dall’alto significato simbolico che si concluderà il 29 giugno.

Bernardo, a causa di un incidente aereo avvenuto nel 1996, si è ritrovato in un letto di ospedale con due vertebre spezzate e con la prospettiva di non camminare più: 15 anni di fisioterapia e di determinazione hanno fatto sì che non solo sia tornato a camminare, con tutori speciali, ma si sia dedicato alle gare di triathlon con i normodotati.

Un viaggio nel viaggio, «la prima tappa è l’Abbazia di Praglia che ospita la biblioteca nazionale che per me – ha sottolineato Bernardo Bernardini - rappresenta lo studio che mi ha permesso di ritornare a correre; a seguire sarà la volta di Vo’ Euganeo, dove c'è stato il primo morto di Covid in Italia, e rappresenta gli imprevisti che ci capitano nella vita e che ci fanno perdere la speranza. La terza tappa è Cesenatico dove c'è la statua di Pantani che ha ispirato tantissime persone a mettersi in gioco nella vita; poi è la volta della Basilica della Madonna nera di Loreto protettrice degli aviatori e simbolo di ciò che vediamo di diverso in noi stessi e limite nei confronti del mondo che ci porta a chiudere in noi stessi».

Non poteva mancare una tappa ad Assisi.
Assolutamente. È la città della pace, quella pace interiore di cui tutti abbiamo bisogno proprio nel momento in cui non riusciamo ad accettare quelle che vediamo come diversità. Il nostro viaggio si conclude a Roma, alla Basilica di San Pietro in Vincoli celebre per ospitare uno dei capolavori assoluti dell’arte rinascimentale: la statua del Mosè di Michelangelo che rappresenta per me la capacità di saper reagire di fronte alla sconfitta, allo sconforto e alla delusione, il non lasciarsi abbattere anche quando si perde la fiducia in se stessi e negli altri.

Come mai questo viaggio?
La prima volta è nato per scherzo, la seconda come viaggio personale interiore e la terza grazie ad alcuni ragazzi non vedenti che mi hanno stimolato ad organizzare questa nuova avventura.

Lei ha un’associazione, 4ALL, di cosa si occupa?
Lo scopo principale è quello dell’inclusione sociale che passa attraverso la conoscenza del disabile. Per fare questo proponiamo attività sportive che mostrano come i disabili non siano fatti di cristallo, ma si possono “toccare” e possono fare sport.

In Italia si sta facendo abbastanza per la disabilità?
Inizia ad esserci più interesse ma c’è ancora tanto da fare. Lo Stato e la società tendono a creare delle bolle per i disabili pensando di proteggerli. Degli ambienti sicuri che si tramutano in dei ghetti dove i disabili stanno bene tra di loro e non si possono confrontare con il resto del mondo. La società pensa di aver fatto la cosa giusta, ma in realtà quello che fa la differenza è riuscire a far fare attività insieme ai normodotati. Il disabile è una persona che ha diverse capacità e possibilità. Facendo attività fuori dal normale, non tutti vanno da Treviso a Roma in bici, spero che le persone li trattino con un po’ meno protettività e più inclusività e che si avvicinino perché non siamo fatti di cristallo.

Troppe attenzioni creano divisioni?
Alle volte il prendersi cura si trasforma in perbenismo e in una scusa che ci diamo: noi abbiamo fatto il nostro dovere... In realtà la diversità e la disabilità sono arricchenti, è un punto di vista differente. Ad esempio, la Nike ha fatto delle scarpe che si allacciano da sole per chi ha problemi agli arti superiori adesso questo prodotto, che inizialmente doveva essere per una piccola nicchia, sta diventando molto richiesto per chi non ha problemi ma che non ha voglia di allacciarsi le scarpe. Atteggiamenti di questo tipo a volte possono dare degli sviluppi, degli stimoli incoraggianti.

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