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Il 'paradosso' di San Giuseppe

Lorraine Berthélémy Basilica San Francesco Assisi / Giotto

Da testimone taciturno ad 'artigiano' della società contemporanea

Siamo nel transetto destro della Basilica inferiore di San Francesco. Sulla volta possiamo ammirare il ciclo delle Storie dell’infanzia di Gesù attribuibile a Giotto e alla sua bottega. In alcuni degli affreschi realizzati intorno al 1310, si può vedere san Giuseppe.

Giuseppe fu l’uomo giusto, che Dio diede come sposo alla Vergine Maria, la Madre del Figlio di Dio. Fu il custode fedele e prudente a cui Dio affidò la Sacra Famiglia. San Giuseppe vegliò come un padre sul Figlio, Gesù Cristo, concepito dalla potenza dello Spirito Santo. Guardando agli affreschi più da vicino, ciò che ci colpisce è la presenza discreta di san Giuseppe. È rappresentato in un’età avanzata mentre indossa la veste blu, simbolo del “mistero degli esseri”, dell’infinito e della calma e il manto bruno che simboleggia la povertà e la rinuncia ai piaceri e alle gioie terrene.

Nella famosa opera della Natività, vediamo Giuseppe in primo piano ma in basso a sinistra, che regge il proprio viso con un braccio, pensieroso e quasi estraneo alla scena. Lo ritroviamo raffigurato ancora una volta in maniera marginale nella Presentazione al tempio dov’è nascosto dietro una colonna. La stessa cosa si può notare ne La fuga in Egitto dove Giuseppe nonostante si trovi a guidare la comitiva, tenendo le redini dell’asino, è sempre in posizione decentrata e in secondo piano anche rispetto allo stesso animale. Nel tempio di Gerusalemme, quando Gesù cresciuto incontra i dottori per un’intensa disputa, Maria e Giuseppe compaiono all’ingresso della sala all’estremità sinistra del riquadro. Stavolta, Giuseppe è più visibile benché coperto. Si occupa e preoccupa ogni volta di Maria e Gesù, obbedendo alla volontà del Signore senza però mai prendere la scena.

Insomma, nel ciclo di affreschi giotteschi, non è di certo Giuseppe il protagonista delle vicende. È un uomo discreto ma presente accanto a Maria e al Figlio di Dio come vuole il suo ruolo. Questa interpretazione che ritroviamo negli affreschi della Basilica di Assisi non è nuova, deriva dai primi secoli di vita della Chiesa, infatti, a quel tempo l’arte non dedicò una particolare attenzione a questa figura. Giuseppe era rappresentato nell’arte di allora come l’uomo delle ombre, spesso nascosto, spesso in dietro, fisicamente distante. Sembra assistere, passivo, al Mistero al quale non è stato invitato. Alla fine, i pittori giotteschi furono fedeli alla narrazione evangelica che codificò la figura di Giuseppe come uomo taciturno investito di un unico compito: custodire il Figlio di Dio, con amore di padre.

Così non fu negli anni immediatamente successivi dove la sua figura subisce un’evoluzione mostrandoci un’interpretazione ambivalente del santo nel corso dei secoli. Da personaggio secondario esistente solo per attestare la verginità di Maria e la divinità di Cristo, Giuseppe si ritaglia un ruolo centrale fino a diventare uno dei più importanti santi, posto al fianco della Vergine, sua moglie. Per capire questo passaggio bisogna tenere a mente che la storia dell’iconografia di Giuseppe dipende dal pensiero che la Chiesa nel corso della storia ha elaborato su di lui.

Giuseppe, infatti, acquisisce un crescente rilievo ai primi del XV secolo. Nel contesto specifico del Concilio di Costanza (1414-1418) il teologo Jean Gerson chiese ai padri conciliari di istituire persino una festa universale per san Giuseppe. Ma la vera svolta per la teologia, e di conseguenza per l’iconografia, risale al 1479 quando Papa Sisto IV, il francescano Francesco della Rovere, istituì per il calendario romano la festa di san Giuseppe. Da quel momento ci fu una fioritura di opere che mettono in luce un nuovo uomo, più giovane, più presente, al centro dell’azione. Il suo culto raggiunse grande popolarità e questo fenomeno si intensificò con la devozione popolare.

I papi furono ispirati dalla ricca personalità del silenzioso Giuseppe per sviluppare le loro riflessioni, sia che fosse per loro un padre protettivo, un padre laborioso, un padre educatore o semplicemente il padre “putativo” di Cristo. Ma il riconoscimento del santo raggiunge il suo culmine l’8 dicembre 2020 in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di san Giuseppe quale patrono della Chiesa universale. Con calorosi sentimenti per il padre “adottivo” di Gesù, papa Francesco gli dedica uno speciale Anno giubilare che offre lo spunto di rilanciare Urbi et Orbi l’opera lavorativa, la figura paterna e la testimonianza evangelica di san Giuseppe nel contesto della pandemia e di una crisi mondiale.

Giuseppe diventa come “un modello” in questo periodo di crisi legato alla pandemia del Covid-19, dimostrando una grande disponibilità nei confronti dell’opera di Dio. È uno di quei santi silenziosi, ma in modo assolutamente essenziale per la Chiesa e per la nostra società, lì per assumere l’umile missione quotidiana, come ci ricorda così Papa Francesco nella Lettera apostolica “Patris corde - Con cuore di Padre”. San Giuseppe è un intercessore, un sostegno e una guida che si rivela nei momenti di difficoltà. In questo senso, si fa in qualche modo Artigiano della società contemporanea.

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