opinioni

"Occorre essere affamati di futuro" 

Elisabetta Reguitti

Perchè leggere "Meno è più" di Antonioli 

Non fermarsi solo alla “decrescita”, più o meno felice che sia.

Questo è ciò che verrebbe da scrivere se venisse chiesto di sintetizzare in una sola riga il libro “Meno è di più” scritto da Francesco Antonioli per Ets (Edizioni Terra Santa). In appendice i testi della Regola di San Benedetto e di San Francesco - sempre utile rileggerli -, l’introduzione affidata all’analisi, tra l’altro, anche del posizionamento economico della Chiesa cattolica e di Papa Francesco; non manca il riferimento al progetto “Percorsi di Assisi” e alle parole pronunciate dall’allora Custode del Sacro Convento padre Mauro Gambetti: “I francescani da sempre sono attenti all’economia. Quello che però ha sempre contraddistinto il nostro operato è l’impegno per far crescere le economie nella logica del dono, senza guardare al profitto fine a sé stesso ma all’amore reciproco”.

Nel mezzo della lettura del libro le spiegazioni di ciò in cui siamo più o meno consapevolmente immersi: economia, finanza ; le loro ripercussioni sulla quotidianità e sulle scelte di ognuno di noi.

Antonioli spiega il modello “economia d’impatto” che si propone di raggiungere in maniera intenzionale un impatto sociale misurabile insieme a sostenibilità economica e rendimenti finanziari, agendo in settori sottocapitalizzati, penalizzati dai tradizionali meccanismi di mercato. Enuncia i tre criteri dell’economia d’impatto: intenzionalità, misurabilità e addizionalità. Obiettivo finale? Che in un’azienda tradizionale le azioni di responsabilità sociale diventino non più distinguibili da quelle del business e che le organizzazioni del terzo settore crescano in competenza, tecnologia e capitale.

Il libro “Meno è di più” pubblicato da Ets è qualcosa in più di un utile strumento di “alfabetizzazione economica”: è come il sussidiario usato alle elementari dove trovi un po’ di tutto - ben spiegato - che può essere poi approfondito.
Lo stesso autore scrive: “Si, meno è di più. Occorre creatività e anche un po’ di follia, occorre essere affamati di futuro. E tutto questo, non è forse proprio nelle corde della iniziativa The economy of Francesco?”.

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