societa

Lo spirito di umanità nel mondo dell'utopia

Claudio Magris Unsplash

Bauman, attento alle persone e mai nemico del mercato

Il vocabolario è un regno di Proteo, un serraglio di quegli animali camaleontici che sono le parole, esseri mutanti non solo nel tempo, ma anche a seconda dell' habitat in cui vivono. «Aggressivo» può riferirsi a comportamenti in campi diversi, un approccio sessuale o una promozione pubblicitaria. Uno dei termini più abusati nel linguaggio politico è la parola «liberale», detta e scritta nelle accezioni più diverse, in una gamma che va da un ordine quasi autoritario a una libertà che sfiora l' indifferenza o la licenza. In un celebre dibattito Luigi Einaudi e Benedetto Croce hanno discusso se il liberalismo presupponga necessariamente un sistema economico liberista oppure se la libertà, il valore fondamentale, possa prescindere dalla struttura economica. Oggi troppi, quasi tutti, si proclamano liberali, anche qualora il loro agire, consapevolmente o meno, lo sconfessi. Per cercare di capire cosa voglia dire «liberale» una lettura straordinariamente chiarificatrice è A tutto campo , la splendida conversazione di Zygmunt Bauman (1925-2017) con Peter Haffner, pubblicata nel 2017 e ora tradotta ottimamente da Michele Sampaolo (Laterza). Il libro, un capolavoro di chiarezza logica e di freschezza narrativa, coglie sinteticamente aspetti essenziali della nostra vita, un modo di essere sempre più simile nel mondo intero. A tutto campo è anche e forse soprattutto un manuale di resistenza al corso attuale delle cose.

Bauman è il geniale scopritore, interprete e critico della «modernità liquida», come egli la chiama; di un mondo - il nostro mondo globale - in cui tutto è provvisorio e mutevole, a cominciare dalle relazioni umane e affettive pronte a essere unilateralmente sciolte e sostituite da altre combinazioni come i prodotti al supermarket. Sottilmente analitico, il libro è in primo luogo un grande racconto; le sue risposte hanno, nella loro asciutta e cordiale essenzialità, un respiro epico, e fanno venire in mente i romanzi classici in cui la Storia viene colta e raccontata attraverso le vicende degli individui. Bauman sa essere severo e pugnace nei confronti di molte tendenze vincenti della sua e nostra epoca, ma senza alcun atteggiamento reattivo e alcun pathos del tramonto e della fine dei valori, accenti che sono una litania di chi vede ad esempio nella rete un' apocalisse dell' umano. Nella sua critica allo «spirito del tempo» non c' è nessuna deprecazione nostalgica o moralista, nessun atteggiamento acre e supponente come quello che caratterizza molti critici, anche grandi, di tanti aspetti involutivi della modernità illuminista e tecnocratica - si pensi alla Scuola di Francoforte. Considerato - ricorda Haffner - «capo dei nemici della globalizzazione», Bauman non lo è affatto e non solo perché non è nella sua natura essere un «nemico», nemmeno quando assume posizioni critiche nei confronti del mondo intorno a lui.

Difende l' utopia, senza alcun pathos apocalittico, e mette in guardia dalle «retropie» ossia la fuga verso presunte passate età dell' oro. Molte speranze in una società migliore destate anche in lui dal comunismo sono cadute - centrale è stato, anche in questo senso, il suo rapporto con la Polonia, la cultura polacca e in particolare quella ebraico-polacca - ma la caduta di quelle speranze non ha trascinato con sé lo spirito di umanità che le animava. Almeno nello spirito, Bauman è forse, anche senza saperlo, uno degli ultimi liberali e non è dunque certo un nemico del mercato, ma è amabilmente e duramente sferzante nei confronti della riduzione della vita intera - sentimento, passione, legami duraturi - a leggi di mercato. «Il modello dei rapporti tra clienti e merci diventa il modello delle relazioni tra gli uomini () così si perde di vista l' elemento essenziale: la persona, la persona umana». Questo sociologo che unisce il rigore della scienza al calore dell' umano sa raccontare la vita, l' amore e la sua durata, ad esempio la sua storia con la moglie Janina. Non perde mai la signorilità e la ferma tranquillità, tanto più ferma quanto più esperta delle ambiguità della vita e della Storia. Il volto ritratto dalla fotografia di Leonardo Cendamo, quegli occhi arguti e quella pipa di cui sembra di sentire l' odore, mostrano un saggio e ironico ebreo, che non ha perso la sua capacità di guardare in faccia le cose neanche quando si è trovato dinanzi all' antisemitismo e al nazismo. Sul mondo liquido fluttua, amabile e senza dissolversi, il fumo della sua pipa. (Corriere della Sera)

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