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La 'Lotteria' dei francescani: il 5 gennaio estratto il santo protettore

Padre Francesco Lenti racconta una tradizione dell'Epifania

L’uomo può governare metà della sua vita, il resto lo governa il fato. Così scriveva Niccolò Machiavelli nella sua opera più celebre, il Principe. Un concetto che poco si sposa con chi crede in Dio e a Lui consacra la sua vita. Eppure anche i frati hanno a che fare con la fortuna, almeno un giorno all’anno. Lo stesso in cui milioni di italiani corrono a comprare gli ultimi biglietti, in attesa della celebre Lotteria nazionale.
Ebbene, la sera del 5 gennaio anche la comunità francescana partecipa a un’estrazione sui generis, quella dei santi protettori. Una tradizione che si ripete ogni anno in tutte le parrocchie francescane e anche al Sacro Convento di Assisi. “Prima della cena facciamo un richiamo al battesimo, invochiamo lo Spirito Santo e approfittiamo per benedire tutte le nostre stanze con incenso e acqua benedetta. Poi si procede per l’estrazione”, racconta padre Francesco Lenti, frate minore conventuale e maestro dei novizi della Basilica di Assisi.

“È un’assegnazione, non una lotteria”, precisa il francescano. La sera del 5 gennaio si riuniscono le comunità del Sacro Convento, Rivotorto e Franciscanum. In tutto sono circa una settantina di frati: ognuno estrae un’immagine raffigurante San Francesco, con dietro il nome di un altro santo, che lo proteggerà per l’intero anno. Dal canto suo, il religioso si impegna a conoscere a fondo la vita e le gesta di quel santo: “Si tratta di un modo simpatico per scoprire di più sulla vita dei santi che spesso conosciamo solo superficialmente, ma non solo: li prendiamo come esempio e ci ispiriamo a loro nella quotidianità - racconta padre Francesco - Io lo scorso anno ho estratto Sant’Alfonso Maria de' Liguori: ho tentato di riprodurre la sua disponibilità verso la gente, l’ascolto. E la sobrietà di vita”.

Sul santino è presente anche una frase, di solito una massima del Vangelo. “La mia recitava così: ‘Lungo il cammino si disseta al torrente e solleva alta la testa’, è tratta dal Salmo 109”, continua il maestro Lenti. “L’ho interpretata come un invito ad andare sempre al torrente della salvezza, della grazia. E’ il Signore che ci disseta. E, per questo, tengo alta la testa: perché Lui è con me”.

L’origine dell’estrazione dei santi protettori è antica. Pare che trovi riscontro in un episodio tramandato nella tradizione francescana: una sera un esorcista ebbe un incidente mentre andava a cavallo. Il frate restò incolume e, poco dopo, mentre praticava un esorcismo, il demonio gli disse: “Ringrazia colui che era vicino a te, lui ti ha salvato”. “Sì, il mio angelo custode”, ribattè l’esorcista. E il demonio: “Non sei neanche riconoscente verso il tuo santo protettore”.

Al di là delle leggende, questa usanza si è consolidata nel tempo e diversificata nelle forme. Nelle parrocchie, ad esempio, anche i fedeli partecipano. L’estrazione del santo protettore vede sempre una grande partecipazione della gente. Un momento che insieme a quello del “bacio del Bambinello” chiude il periodo natalizio: “Dopo la messa, si offre la possibilità ai fedeli di baciare il Bambinello, per salutarlo prima che venga tolto dalla chiesa. E poi pescano il loro santo protettore”. Un’occasione per far avvicinare le persone alla cultura francescana e ai suoi valori. Un piccolo simbolo con una grande impronta. “In molti casi dopo aver letto qualcosa sulla vita di un santo, son venuti a chiedermi di partecipare alla caritas parrocchiale per condividere la misericordia verso gli ultimi”, conclude padre Francesco Lenti.

Selene Rinaldi



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