QUESTIONE PALESTINESE, UN SILENZIO ASSODANTE
Egregio Padre Enzo,
sono cattolico osservante e ogni sabato ascolto ciò che dice in tv. Ora io (e non solo io) sono sconvolto dal fatto che uno stato democratico e civile ha il potere di commettere atrocità inaudite nei confronti di un altro popolo e questo fatto è semplicemente ignorato. Io ho 90 anni e ricordo perfettamente l'inizio di questa interminabile tragedia quando le forze d'Israele cacciarono 200.000 palestinesi dalle proprie case, le proprie terre, dai loro averli costretti all'esilio in campi profughi che ancora esistono! il mondo tacque, perché eravamo ancora troppo vicini all'olocausto. Padre, in quella martoriata terra si compiono cosette come l'arresto indiscriminato, persino di bambini con un colpo alla nuca. L'uccisione di prigionieri cui vengono espiantati gi organi, la tortura, la detenzione amministrativa permette di arrestare a piacimento chiunque senza processo, senza accusa, senza previsione di pena, senza avvocato. La prego di inviarmi un rigo per dirmi perché il mondo e la chiesa cattolica tacciono. La ringrazio di cuore.
William (AQ)
Caro William,
sicuramente la questione palestinese è molto complessa e ingiusta sotto molti aspetti ma parlare di silenzio della Chiesa rispetto a questa problematica è ingeneroso. Voglio ricordarti la più importante delle prese di posizione del Vaticano, un gesto che provocò non poche polemiche a livello internazionale. Appena un anno fa, a giugno dell’anno scorso papa Francesco ha riconosciuto lo stato Palestinese: è un’intesa che ha fatto seguito a un precedente accordo formulato già il 15 febbraio del 2000. Le parole del ministro degli esteri vaticano, Mons. Paul Richard Gallagher in questa ultima occasione hanno espresso chiaramente le intenzioni di questa scelta che ha lo scopo di: “costituire uno stimolo per porre fine in modo definitivo all’annoso conflitto israeliano-palestinese, che continua a provocare sofferenze ad ambedue le Parti. [...] Ciò richiede certamente decisioni coraggiose, ma sarà un grande contributo alla pace e alla stabilità della Regione”. Anche la comunità francescana di Assisi, in due diverse occasioni, ha incontrato sia Abu Mazen che Shimon Peres, testimonianza che noi, come la Santa Sede e molti non siamo indifferenti alla decennale sofferenza di quei popoli innocenti che sono coinvolti nel conflitto.
Un caro saluto di pace e bene
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