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Vinokilo, abiti di seconda mano per impattare meno

Questa impresa a sfondo sociale mette naso e mani fra le discariche tessili

di Domenico Marcella

«L’umanità sta giocando a dadi con l’ambiente», ha affermato qualche tempo fa il premio Nobel per l’Economia 2018 William D. Nordhaus. Molti ragazzi fortunatamente, sono corsi ai ripari e – sfoderando l’ingegno e la creatività – si sono rimboccati le maniche per contribuire a far parte della soluzione e non del problema. La loro nuova filosofia di vita? “Reduce, reuse, recycle” (“Riduci, riusa, ricicla”). Lo sa bene il tedesco Robin Balser, che tre anni fa ha fondato “Vinokilo”.

Questa impresa a sfondo sociale mette naso e mani fra le discariche tessili del Pianeta, con lo scopo di selezionare gli abiti “sani”per ripulirli, ripararli e rivenderli al chilo. La vendita avviene online sulla piattaforma (vinokilo.com), ma anche nel corso di eventi speciali – l’ultimo, recentemente, a Milano – sempre contraddistinti da un’atmosfera allegra e positiva, supportata da musica, cibo e buon vino.

“Vinokilo” si propone così come una alternativa eco-friendly alle aziende che producono e mettono sul mercato abbigliamento “usa e getta” a basso costo, spesso riservato proprio alle fasce più giovani. Oltre a soddisfare rapidamente i nuovi gusti e le impellenti esigenze d’immagine, i colossi della cosiddetta “moda veloce” – presenti online e in tutte le aree dello shopping delle nostre città – rappresentano la più grande fonte di inquinamento dopo l’industria petrolifera. Oltre al poliestere, rigorosamente presente in tutti i capi prodotti – che rilascia gas-serra pari a quelli di 185 centrali elettriche a carbone – sono i materiali tossici impiegati nelle operazioni di tinteggiatura il vero pericolo (e non soltanto per l’ambiente).

Dice Robin Balser, fondatore di “Vinokilo”: «Siamo riusciti a rimettere 150 tonnellate di vestiti negli armadi dei nostri clienti. Il nostro obiettivo, però, è ben più elevato; esiste ancora un potenziale di circa 800 milioni di tonnellate di abbigliamento non ancora inutilizzato in tutto il mondo, e vogliamo renderlo sempre accessibile al grande pubblico».

La sfida è chiara, e il messaggio anche: scegliere di impattare meno è una moda che non dovrà passare di moda.


Domenico Marcella

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