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Conoscete Padre Daniele da Torricella, il frate 'santo' di Reggio e Bologna?

Il 13 dicembre nella chiesa dei cappuccini di Bologna si ricordano i 75 anni dalla sua scomparsa

È stato, a più riprese, cappellano negli ospedali di Piacenza, Modena e Reggio Emilia, dove ha lasciato profonde tracce della sua grande carità. E’ stato anche maestro dei novizi e direttore spirituale degli studenti cappuccini. Nel 1930 diede impulso alla fondazione delle Missionarie Francescane del Verbo Incarnato.

Il venerabile frate cappuccino Daniele da Torricella, per molti che lo hanno conosciuto è già santo. E nel rispetto delle norme anti covid, domenica 13 dicembre, nella chiesa dei Cappuccini di Bologna, sarà commemorato nel settantacinquesimo anno della morte

COME SI FA UNA CARITA’ AUTENTICA
Fra Daniele, originario della provincia di Parma, si spense a 77 anni a Reggio Emilia il 10 dicembre 1945. Dieci anni dopo ebbe luogo la traslazione della sua salma nel sarcofago nella chiesa dei Cappuccini nel capoluogo emiliano.

La santità di questo frate, emerge oltre che dai suoi gesti, anche dai suoi scritti, in uno dei quali così delinea la carità: «Avere carità vuol dire sacrificare le proprie vedute, i propri giudizi, le proprie ragioni; rispondere senza asprezza; sopportare con pazienza le altrui esigenze, le offese e i rimproveri; sapersi accomodare alle debolezze di tutti, ascoltando senza noia o almeno senza dimostrarla, i racconti che non ci interessano; non irritarsi per un’opinione contraria alla nostra; non sostenerla con calore e ostinazione. Come il fiore attira l’ape, così la carità dolce, affabile, attira gli umili, i poveri, gli afflitti, tutti quelli che Gesù prediligeva».

ACCANTO AI MALATI PIU’ ABBANDONATI
Fra Daniele trascorse a Reggio Emilia la maggior parte della sua vita di religioso e di sacerdote, «lasciando in tutti la memoria della sua intensa carità spirituale e materiale, della quale va ricordata l’assistenza agli ammalati, soprattutto quelli più abbandonati, sia nell’ospedale, sia nelle case private; ha passato poi lunghe ore nel ministero della confessione e della direzione spirituale», scriveva il prof. Mariano Bigi, già ministro dell’Ordine Francescano Secolare reggiano e studioso del francescanesimo.

A 11 anni dalla morte fu avviato il processo canonico di beatificazione. Il 2 aprile 1993 ne è stata riconosciuta l’eroicità delle virtù, che gli ha meritato il titolo di venerabile.

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