RUBRICHE >

Cosa significa 'perdono'

Etimologia e prassi cristiana del termine

“Perdono di Assisi”, “Perdono di San Francesco”, formule - definiamole così - che in questi giorni si “aggirano” nell’ambiente francescano e non solo. Uno splendido regalo, quello del Perdono di Assisi, da parte di San Francesco a tutti i fedeli di allora, di oggi e di domani. Forse, molte volte, ci è difficile nella nostra umanità comprendere appieno cosa voglia dire una simile esperienza, un tale prezioso segno di Dio nella vita del santo di Assisi, e nella nostra. Ma, allora, perchè non soffermarsi - per un attimo - sul significato del termine “perdono”, “perdonare”?

La parola “perdono” è composta da ben due sostantivi: “per” e “dono”. Non è del tutto scontata questa unione. Vi è un enorme tesoro dietro a questi due termini che, “magicamente” uniti, rappresentano un’idea ben precisa, un concetto ben definito, un sentimento o - se vogliamo - un movimento dell’anima. Davvero, la lingua italiana ci riserva sempre delle belle sorprese. Pensare che dalla semplice sequenza di queste due parole possa nascere un quid di così importante come il “perdono” è letteralmente emozionante.

“Per”: di solito, si fa qualcosa “per” qualcuno; si pensa qualcosa “per” qualcuno e via dicendo. Insomma, quel “per” sta ad indicare un prossimo, un vicino, una persona destinataria di un qualcosa. “Dono”: in questo caso è assai semplice l'analisi. Il “dono” per sua intrinseca natura è un regalo e, dunque, implica la gratuità, il disinteresse. Con questa piccola premessa, comincia - forse - ad essere più chiaro l’importanza della parola “perdono”, del verbo “perdonare”.

Come ci è difficile realizzarlo, il verbo “perdonare”. Tutti, prima o poi, ci siamo imbattuti in qualche situazione dove dovevamo perdonare qualcuno per qualche torto subito, o per qualche offesa ricevuta. Per questo, il “per-dono” non poteva - nella sua etimologia - che nascere dalla parola “dono”, regalo. Infatti, è davvero un regalo che noi facciamo nel perdonare qualcuno. Ma è un dono solo per l’“altro”? Ed è qui che ci viene in aiuto San Francesco e ci risolve l’enigma. Lasciamo da parte - solo per un momento - il “Perdono di Assisi”, e ricordiamo cosa scrive San Francesco nella sua “Preghiera semplice”: “O Maestro, fa che io non cerchi tanto: ad essere compreso, quanto a comprendere; ad essere amato, quanto ad amare. Poiché: è dando, che si riceve: perdonando, che si è perdonati”. Perdonando si è perdonati: ovviamente San Francesco, alter Christus, si rifaceva al Vangelo secondo Luca: “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati”. Sono questi imperativi d’amore che riescono a schiuderci le porte verso la liberazione: soprattutto il perdono ridona la pace interiore nel nostro cuore. Il cammino del perdono, spesso è preceduto con un rancore che - alla fine, possiamo dirlo - sarebbe anche più che lecito. Ma fermarsi al rancore non aiuta. Solo quando riusciamo a perdonare, l’amore di Dio penetra in noi e quello che ci ha fatto piangere, quello che ci ha distrutto, si trasforma in certezza di amore con il quale Dio perdonerà anche noi.

Ed ecco il passaggio con il Perdono di Assisi, la porta verso il Paradiso. San Francesco d’Assisi ebbe la divina ispirazione di chiedere a Papa Onorio III l’indulgenza e il 2 agosto 1216, dinanzi una grande folla, alla presenza dei vescovi dell’Umbria, promulgò il Grande Perdono, per ogni anno. Ed è stato Dio a concedere tale grazia. E’ un dono di Dio a San Francesco, è un dono a noi, e noi, forse, dovremmo cercare di “per-donare” di più.

Commenti dei lettori



NON CI SONO COMMENTI PER QUESTO ARTICOLO

Lascia tu il primo commento

Lascia il tuo commento

Nome (richiesto):
Email (richiesta, non verrà mostrata ai visitatori):
Il tuo commento:
Organo ufficiale di Stampa della Basilica di San Francesco d'Assisi
Custodia Generale Sacro Convento
© 2014 - tutti i diritti riservati
Contatti | Credits