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Cosa vuol dire benedire per San Francesco?

L’importanza della benedizione per ogni cristiano, per il santo d’Assisi

Dire bene, bene dire: benedire. Nella Bibbia, la parola benedizione,  nell'Antico Testamento si legge - in ebraico -  berâkâh che vuol dire “parlare bene di”, raccomandare, da cui il nostro modo di intendere la benedizione e cioè raccomandare a Dio una persona: chiedere la protezione del Signore su di lui. Anche quando la benedizione è pronunciata da uomini, dunque, è bene ricordare che si tratta di una benedizione divina. Dio si serve degli uomini per elargire la sua benedizione: in questo senso, l'uomo può essere portatore di benedizione per gli altri. Avviene così per il sacerdote  Melchisedec che benedice Abramo nel passo della Genesi, al capitolo 14, oppure di Giosuè che benedice Caleb. Nella Sacra Scrittura tutte le benedizioni hanno per soggetto primario Dio, che interviene sulla storia e sulla vita dell’uomo in modo benefico, manifestando la sua misericordia. Ma, forse, il testo che più può venirci in aiuto per comprendere cosa voglia dire “bene-dire” è proprio uno dei primissimi passi della Sacra Scrittura. In questo, si nota come già l’attività creatrice di Dio in sé stessa costituisca una benedizione: una particolare frase è la cartina tornasole di tutto, “E Dio vide che era cosa buona”. Man mano che il Signore crea il cosmo nella molteplicità dei suoi elementi,  ci troviamo di fronte a un Dio che si sofferma ad osservarlo e, appunto, “ne dice bene”.  Dio guarda con benevolenza ogni singola cosa e ciascun elemento anche minimo della sua creazione. 

Dio è per questo motivo, il primo “attore” di tutto: è lui che agisce nelle vite degli uomini.  E invocare la sua benedizione è un atto importante. San Francesco conosceva bene il significato di questo importante atto. Del santo d’Assisi abbiamo un’importante testimonianza del senso che aveva per lui la benedizione: “Il Signore ti benedica e ti custodisca, mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace. Il Signore benedica te, frate Leone”. Poche parole che hanno il suono di poesia, possiamo dire. E’ la famosa benedizione a frate Leone, del 1224. Venne scritta alla Verna, nei giorni in cui si manifestò il fenomeno delle stimmate. E’ la famosa benedizione in cui compare un simbolo che diverrà segno inconfondibile del Francescanesimo in tutto il mondo: il Tau.

Frate Francesco, ispirato da Dio, compone così una delle più belle benedizioni mai scritte. Quattro parole semplici  che sprigionano  tutto l’ affetto che Francesco prova per il suo fedele amico e fratello. Francesco, in realtà prende in prestito queste parole dalla Scrittura stessa che nel libro dei Numericita: ‘Il SIGNORE ti benedica e ti protegga! Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!'” (Nm 6:24-26). E’ la fiducia che pone in Dio a parlare in questo scritto. Al Signore la potenza di far discendere la sua protezione su ogni persona. Francesco guarda alla paternità di Dio Padre. alla sua bontà: è la stessa paternità che gli fece vivere il Vangelo  in modo radicale e totalmente abbandonato alla Provvidenza perché sapeva che il Padre gli aveva già dato tutto. Perciò tutto per lui diventa fonte di benedizione e di benevolenza. 

Inoltre nelle parole di benedizione di Francesco possiamo percepire la forza della fede in un Padre che “dice bene”, “bene-dice” i suoi figli perché li ha creati, li ha voluti prima che nascessero e li ama con amore infinito. Il benedire di Dio si coniuga con questi verbi: custodire, mostrare il volto, avere misericordia e dare pace. Tutte azioni di un padre che incoraggia i propri figli e al contempo li protegge, perché presente con un sguardo amorevole che segue il loro cammino.  (Rivista San Francesco - clicca qui per scoprire come abbonarti)

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