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Giorgio Bagnobianchi: Un presepe che profuma di Lavanda

Con l’invenzione del Presepe Francesco sottolinea tutta la contraddizione tra il potere e la povertà

Credits Ansa

di Giorgio Bagnobianchi

Correva l’anno 1219, quando Francesco raggiunse a Damietta i Cavalieri della V Crociata, guidati dal Cardinal Pelagio. Francesco non era andato lì per combattere ma nella speranza di incontrare il Sultano Al-Malik Al-Kamil e convertirlo. Un giorno, uscito dall’accampamento per dare seguito al suo progetto, fu tratto in arresto. Condotto al cospetto di Al-Kamil non è dato sapere cosa i due ebbero a dirsi, certo è che Francesco tornò all’accampamento libero. Non era riuscito a convertire il Sultano ma si era convinto che per i Luoghi Sacri necessitasse più l’accesso che il possesso, un accordo piuttosto che una guerra. Dieci anni dopo, l’auspicio di Francesco si realizzerà grazie al trattato tra l’Imperatore Federico II e il Sultano: la possibilità di visitare la Terra Santa fu così consentita ai pellegrini cristiani. Non solo! Ai Francescani fu affidata dal Sultano la custodia dei Luoghi Santi.

Nel frattempo, però, Francesco, convinto che la devozione per il Salvatore non dovesse essere necessariamente legata al pellegrinaggio ai Luoghi dove era nato, vissuto e morto il Cristo, ebbe un’intuizione potente: far vivere anche a chi non potesse recarsi nei Santi Luoghi l’emozione degli avvenimenti fondamentali avvenuti in Terra Santa, primo fra tutti la nascita del Redentore. E’ così che a Greccio, nel 1223, Francesco allestisce il primo Presepe Vivente. Lontano dalla Terra Santa andava in scena, a favore dei poveri e dei diseredati, il miracolo di un Dio che si fa uomo e in povertà. Con l’invenzione del Presepe il Frate di Assisi, grazie alla sua grande sapienza comunicativa, sottolinea tutta la contraddizione tra il potere e la povertà. Il Presepe vuole mostrare a tutti e in ogni luogo il Dio fattosi uomo in estrema povertà! Ben sappiamo come all’origine della scelta vocazionale di Francesco ci fosse proprio il rifiuto del potere, del possesso e lo Sposalizio con Monna Povertà, scelta da cui l’idea di mettere in atto la Sacra Rappresentazione della Natività scaturisce come logica conseguenza. Giotto, nell’affresco della Chiesa Superiore di Assisi, da colto interprete delle narrazioni che veniva chiamato a rappresentare, coglie benissimo la maestria divulgativa del Poverello e con profonda assonanza rappresenta il melodramma (ante litteram) del Presepe di Greccio, addirittura ponendo il punto di vista dell’osservatore dietro l’altare, dalla parte del palcoscenico. Si può, infatti e a buon diritto, parlare di melodramma in quanto, guardando l’affresco, possiamo immaginare i frati che cantano in coro le lodi del Signore. Immagini, parole, canto: il melodramma. I frati elevano inni di gioia come fossero gli angeli sopra la grotta di Bethlemme.

I pittori successivi hanno colto l’essenza del messaggio: rappresentare questo evento straordinario e attualizzarlo nei loro contesti. Il Perugino, il Pinturicchio, Benozzo Gozzoli, solo per citarne alcuni, hanno però semplicemente raccontato la straordinarietà di questa nascita, ma così facendo hanno attenuato la carica dirompente della rappresentazione fatta da San Francesco. I loro dipinti della Natività si sono via via arricchiti di nuove impostazioni, favorite anche dall’evoluzione del linguaggio pittorico, ma si è andato smorzando l’originario messaggio francescano. Questa trasformazione ha pian piano tradotto la Sacra Rappresentazione in una consuetudine familiare, nella realizzazione di un plastico domestico. I costruttori di statuine del mercatino di Via San Gregorio Armeno a Napoli forniscono le comparse di queste domestiche installazioni.


(Natività, Gigi Pedroli)

Oggi, nell’ottocentesimo anniversario di quell’incontro imprevedibile e profetico di Francesco con il Sultano, mi piace presentare un’immagine della Natività che, pur non misconoscendo tutta la tradizione del Presepe, ci restituisce una visione della Sacra Famiglia più vicina, a mio avviso, al sentire di San Francesco.

Gigi Pedroli, artista milanese che si è distinto nella sua carriera pittorica per aver dato immagine e voce ad un mondo marginale che viveva intorno ai Navigli Milanesi, ha creato una particolare Natività, quasi fosse la foto della Sacra Famiglia. La famiglia di un povero artigiano di Nazareth che si fa fotografare con i vestiti buoni, quelli della festa. Una foto, potremmo così chiamarla, pronta per essere conservata nel cassetto della biancheria, quello che odora di lavanda quando lo apri. Il cassetto che sotto le bianche lenzuola di cotone, nasconde le memorie dei giorni più belli della famiglia stessa.
L’acquaforte di Gigi Pedroli, virata in seppia, racconta, con la sua apparente quotidiana banalità, tutta la carica politica e rivoluzionaria dell’invenzione del Presepe da parte di San Francesco di Assisi.

di Giorgio Bagnobianchi

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