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In missione nel carcere femminile di Istanbul con frati e suore francescane

Una missione complicata, che vuole rilanciare spiritualmente persone povere e provate dalla detenzione

Entrare nelle carceri turche per sostenere le detenute nel loro difficile cammino di rinascita spirituale. E’ una vera e propria “impresa” quella che ogni mese provano a compiere frati minori e suore francescane nel carcere femminile di Bakırköy, ad Istanbul, la principale città della Turchia.

DUECENTO DETENUTE
Le autorità del penitenziario, che ospita 900 prigioniere, hanno autorizzato la presenza di cappellani cristiani per l’assistenza spirituale delle donne cristiane presenti nella struttura. Una volta al mese, un frate ed una suora, si recano presso il carcere per incontrare le ragazze, circa 200, vivendo un momento di preghiera e di condivisione.

ASCOLTO E CONFORTO
La missione, come riporta Missioni Tau, il centro missionario dei Frati Minori di Toscana, consiste principalmente nell’ascolto per dare conforto e speranza ma anche sostegno materiale.
La fraternità dei frati minori di Istanbul svolge il suo mandato nel campo dell’interreligiosità e l’incontro con i fratelli è il segno tangibile della presenza di Dio. La pastorale carceraria rappresenta una voce profetica in mezzo a tanta sofferenza.

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NON PARLANO TURCO
La maggior parte delle donne presenti nel carcere sono straniere, provenienti da paesi caratterizzati da forti situazioni di povertà. La prima grande difficoltà che incontrano è la mancanza di conoscenza della lingua turca che genera problemi in ambito relazionale. Svolgono piccoli lavori minimamente remunerati, non possono ricevere soldi dalle famiglie e di conseguenza non possono comprarsi il necessario indispensabile come ad esempio le medicine.

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IN CARCERE CON I PROPRI FIGLI
Alcune di loro vivono nel carcere con i propri figli (di età tra 0 e 6 anni) e quindi aiutarle significa aiutare anche questi piccoli. I Consolati dei paesi di provenienza delle ragazze non sono molto presenti poiché spesso si tratta di paesi che a loro volta hanno bisogno di crescere e confrontarsi nel campo della promozione dei diritti umani.

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