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La Novena di Natale - La Visitazione

Continuiamo il viaggio alla scoperta delle scene dell'infanzia di Gesù

Con la Vergine Maria e sotto la sua protezione, continuiamo questo viaggio alla scoperta delle scene dell'infanzia di Gesù. Un momento molto intenso è la sua visita alla casa di Elisabetta, l'altra gestante “annunciata” dall'arcangelo Gabriele. Il saluto tra le due donne è un dono del cielo, un punto nodale del cristianesimo e della storia dell'umanità. Si tratta infatti anche del primo incontro tra Giovanni – che Elisabetta porta in grembo e che ha avuto da Zaccaria – e Gesù, da poco concepito da Maria per grazia dello Spirito Santo. Un incontro che è pura gioia e che ora andiamo a riscoprire.


La vicinanza di san Francesco e dei suoi frati alla Madonna e alle tappe della sua vita si può cogliere sotto vari aspetti. Innanzitutto il fatto che, nel villaggio di Elisabetta, l'attuale Ain Karem, oggi sorga un santuario francescano, la Chiesa della Visitazione. Non è un caso: in gran parte dei luoghi sacri della storia cristiana sono presenti edifici di culto che furono ideati, costruiti o successivamente presi in custodia dai primi seguaci di Francesco, mandati per il mondo a diffondere il “cantico” francescano. Il cantico dell'armonia, di chi guarda il mondo con stupore, come riflesso di Dio. Un secondo aspetto riguarda la stessa festa della Visitazione, che si celebra il 31 maggio, al termine del mese mariano. Tale ricorrenza avrebbe un'origine tutta francescana: «I Frati Minori, infatti la celebravano già nel 1263, ponendola il 2 luglio, cioè il giorno in cui Maria conclude la visita a Elisabetta. Maria, infatti, resterà con Elisabetta fino alla nascita di Giovanni – il 24 giugno – e probabilmente altri otto giorni, cioè, secondo la tradizione ebraica, fino all’imposizione del nome. Poi si cercò di spostare la festa immediatamente dopo l’Annunciazione dell’angelo, ma non volendola far cadere durante il periodo quaresimale, la riforma liturgica del Concilio Vaticano II la stabilì definitivamente al 31 maggio, cioè a conclusione del mese espressamente dedicato a Maria». 

Un terzo elemento di vicinanza e devozione lo troviamo nella capacità di Francesco di cogliere, come forse nessun altro, il messaggio di Maria. Ce lo dicono direttamente le Fonti francescane, in particolare la risposta che il Santo di Assisi dà a un vicario. Quest'ultimo si trovava in difficoltà e non aveva né soldi né mezzi per poter aiutare i poveri. «Spoglia – risponde Francesco – l’altare della Vergine e portane via i vari arredi, se non potrai soddisfare diversamente le esigenze di chi ha bisogno. Credimi, le sarà più caro che sia osservato il Vangelo del Figlio suo e nudo il suo altare, piuttosto che vedere l’altare ornato e disprezzato il Figlio. Il Signore manderà poi chi possa restituire alla Madre quanto ci ha dato in prestito».

In pochi sono stati in grado di cogliere in maniera così pregna e puntuale lo spirito dell'insegnamento e del messaggio di Maria, del suo Magnificat, che altro non è che «l'anima della vera liturgia, che non ha bisogno di ricchissimi santuari grondanti di oro e di perle, ma dev'essere il luogo di onore dei poveri, di coloro che sono stati soccorsi da Dio, scelti rispetto ai privilegiati dal mondo e dalla storia».

Facciamo un passo indietro: dopo l'Annunciazione, Maria si alzò e partì alla volta dell'anziana cugina. Una domanda ci accomuna: da cosa è mossa la Vergine? «Dalla carità verso l’anziana Elisabetta, che tutti dicono “la sterile” (cf. Lc 1,36), ma anche dall’ansia di comunicare la buona notizia, il vangelo ricevuto dall’angelo, nonché dal desiderio di ascoltare la cugina come donna nella quale Dio ha compiuto meraviglie. Maria appare subito come donna di carità, donna missionaria». Maria ed Elisabetta, prosegue nella sua riflessione Enzo Bianchi, «entrambe in questa condizione in virtù della grazia e della potenza di Dio, che ha reso fecondo il loro grembo, uno vergine, l’altro sterile; entrambe portatrici di un figlio voluto da Dio, tende per due embrioni sui quali dimora una straordinaria e unica vocazione da parte di Dio».

L'ode di Maria segue la benedizione pronunciata da Elisabetta. Due “cantici” che sono legati assieme in un intreccio di fede e compassione: «Il Magnificat può erompere soltanto in seguito a un tale reciproco riconoscimento, non dopo le parole dell'angelo, ma per forza dell'incontro fra le due donne, quando il palpitare, il guizzo di Giovanni nel ventre di Elisabetta testimonia della bontà del frutto che Maria porta nel suo».

L'intensità del momento è unica. Due donne si cingono in un abbraccio che è segno di unione e comunanza nel destino e nella fede. Due anime femminili vengono scelte da Dio, per la manifestazione di un progetto, simile e al tempo stesso distinto. Sono due gli aspetti differenti che possiamo cogliere dalle loro esperienze. Maria viene scelta, è il progetto di Dio che si pone su di lei attraverso l'annunciazione dell'arcangelo Gabriele e che lei, da donna “piena di grazia”, consapevolmente accetta, accoglie. Dall'altra parte sta Elisabetta, donna anziana e sterile, la quale incarna invece la preghiera degli uomini e delle donne che, ove dettata da una fede pura, viene esaudita, compiuta dalla volontà del Signore.

In questi due momenti, sta l'inizio della storia della salvezza del Nuovo Testamento. Due momenti, due donne, due destini, due volti del Signore. Attraverso la Visitazione siamo in grado di comprendere i due volti di un Dio che è padre e madre di ciascuno di noi. Viene in mente una celebre affermazione di Giovanni Paolo I pronunciata nel corso dell'Angelus del 10 settembre 1978. Papa Luciani fece discutere il mondo intero e arrovellare i teologi, con la frase per cui Dio «ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre. Non vuol farci del male; vuol farci solo del bene, a tutti».

Un'altra considerazione val la pena di fare, alla luce di questo episodio evangelico. Il Signore sceglie alcuni di noi, posa il suo sguardo su un volto per alcuni progetti, su un altro volto per altre azioni da compiere. Ciascuno di noi ha un ruolo da portare avanti, che presto o tardi ci si paleserà. L'importante è non avere mai invidia del prossimo, mai puntare il dito sull'altro, che riteniamo più avvantaggiato di noi, anche quando lo vediamo portare avanti un progetto con una creatività che ancora a noi è ignota. È il Signore che pone nel cuore dell’uomo un progetto ed è sempre il Signore che fa sì che tale progetto, se compreso, abbracciato e portato avanti con la buona volontà, abbia i suoi frutti.

A entrambe le donne protagoniste di questo capitolo è stato richiesto un sacrificio, che è una parola bellissima: dal latino sacrum facere, rendere sacro ciò che si fa. Maria, la fanciulla vergine, viene chiamata a un ruolo da protagonista nella storia dell'umanità: far nascere il Figlio di Dio, divenire sposa del Signore e madre della sua incarnazione terrena. Allo stesso tempo, viene esaudita la preghiera di Elisabetta, che si è rivolta a Dio e il cui desiderio viene esaudito. In tutto questo, è Dio che agisce, tutto avviene per Sua volontà, per Sua generazione, un Dio che si poggia su tutti noi, un Dio che esaudisce la nostra preghiera. Il sacrificio di due donne viene celebrato nella Visitazione, l'agire di Dio si compie in un abbraccio. (Dal libro Il Natale di Maria, di padre Enzo Fortunato)

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