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Sri Lanka, la statua di Sant'Antonio in mille pezzi e la rinascita

Più di un milione di euro per le vittime degli attentati della Pasqua 2019 e per i nuovi poveri in Italia

«Un boato, improvviso e fortissimo. La statua di sant’Antonio esplode in mille pezzi. Intorno urla, schegge, schizzi di sangue, e l’immobilità assurda di chi ha perso la vita in un attimo. Se potessimo riportare il tempo a un secondo prima, vedremmo una folla orante, tante candele sottili accese dai fedeli e un tripudio di fiori colorati. È il 21 aprile 2019 ed è Pasqua».

Inizia così sul "Messaggero di sant’Antonio" di giugno il racconto del direttore generale padre Giancarlo Zamengo, che nei mesi scorsi è stato a Colombo, in Sri Lanka, dove la Chiesa di S. Antonio un anno fa è stata distrutta da una serie terribile di attentati terroristici, uccidendo più di 250 innocenti. Il loro sangue si è sparso ovunque: sulle pareti, sulle colonne, fin dentro il tabernacolo.

LE BOMBE
Le bombe hanno fatto a pezzi la vita di tanti sopravvissuti. Molti bambini sono rimasti orfani, altri hanno perso gli arti, altri ancora sono rimasti paralizzate per sempre. Intere famiglie si sono ritrovate senza una casa.

"UN GESTO D'AMORE CHE RIPARA LE FERITE"
Nasce da quell’orrore il "Progetto 13 Giugno" di Caritas Antoniana onlus “Un gesto d’amore ripara le ferite e riaccende la speranza” a favore delle vittime di quegli attentati, per alleviare le ferite di una comunità e contrastare il fondamentalismo. Per riaccendere la speranza servono tanti piccoli interventi, fatti su misura per ciascuno di loro: borse di studio; ausili ortopedici; un tetto per chi è invalido e non ha più una casa. Anche una mensa per accogliere in maniera dignitosa le centinaia di poveri che ogni giorno si rivolgono al santuario per sfamarsi.



"NOI FRATI, IN CAMPO PER LA GENTE CHE SOFFRE"
Interventi il cui costo è stimato complessivamente in 420mila euro. A coordinarne la realizzazione in Sri Lanka sarà la Caritas di Colombo, in collaborazione con la onlus dei frati del Santo a Padova.
«A causa di quella tragedia, a migliaia di chilometri di distanza, noi frati abbiamo deciso di fare qualcosa, per aiutare la gente che soffre, ma anche per contribuire a combattere quel virus d’odio che fa delle religioni un campo di battaglia, per scopi politici e interessi particolari», racconta ancora padre Zamengo dalle colonne del mensile francescano.
«Una chiamata a fare la nostra parte dovuta anche al forte legame che unisce la Basilica del Santo di Padova alla comunità cristiana srilankese, grazie alla grande devozione di questo popolo per sant’Antonio».

LA MISSIONE DEI FRATI CONVENTUALI IN SRI LANKA
Da anni ogni primo maggio le comunità srilankesi in Italia celebrano il loro pellegrinaggio antoniano (evento annullato quest’anno a causa della pandemia), riempiendo la Basilica di fiori e dei vividi colori dei costumi tradizionali del Paese.



I FRATI DI SANT'ANTONIO E IL COVID
Se con il progetto in Sri Lanka la onlus padovana è andata in capo al mondo, con il progetto “Emergenza Covid”, avviato fin dall’inizio della pandemia, i francescani del Santo non potevano dimenticare il disagio sociale ed economico causato dall’emergenza sanitaria nel nostro Paese. La vita di molte persone in questi ultimi mesi in Italia è cambiata radicalmente: il lockdown, la mancanza di lavoro, la difficoltà di mettere qualcosa in tavola, di pagare le bollette, di offrire ai propri figli l’opportunità di seguire le lezioni scolastiche.

RACCOLTI 564MILA EURO
Dall’inizio della pandemia fino a fine maggio in Italia sono stati attivati 12 progetti, in 9 regioni, dalla Sicilia alla Lombardia, per un totale, fino alla fine di maggio, di 564.288 euro di finanziamento. Uno sforzo senza precedenti che continuerà anche nei prossimi mesi.

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